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lunedì 18 luglio 2011

LO SAPEVATE CHE....


Furbo è un aggettivo e sostantivo italiano che per un certo periodo di tempo ha avuto il significato di “appartenente alla malavita” . Pare che il primo ad usarlo in questa accezione sia stato Luigi Pulci, nel 1484. 

È probabile che il termine derivi dal francese furbe, che nel XV secolo significava “ladro, ingannatore” e che forse ha avuto origine dal verbo fourbir, nel significato di “ripulire le tasche”.

L’espressione “fare il furbo”, nel senso di “far finta di niente” la troviamo già nel XVII secolo, in documenti che riguardano Margherita Luisa d’Orleans.

mercoledì 8 giugno 2011

I segni e il codice

La semiologia si occupa dello studio dei segni.
Possiamo dire che il segno è un qualcosa che sta al posto di un altro qualcosa. Questo significa che i segni possono andare dal fumo che ci indica un incendio alla parola che definisce un oggetto.
Naturalmente vanno fatte delle distinzioni: non tutti i segni sono uguali o hanno lo stesso potenziale comunicativo.
la prima linea di demarcazione va posta tra segni naturali e segni artificiali, in quanto i secondi sono arbitrari, cioè dipendono da una convenzione: pensiamo alla gestualità umana, che comprende segni di significato differente per le diverse culture.

sabato 4 giugno 2011

Davanti a San Guido - Giosuè Carducci

  • Da anni non leggevo Carducci e non lo raccontavo ai miei studenti. Ma questa mattina mi è tornata in mente questa lirica che avevo studiato a memori tanto tempo fa e, potenza del web, l'ho trovata in pochi secondi e me la sono riletta. 
    Certo, il linguaggio ci sembra oggi un po' datato, ma liberandoci dei pregiudizi modernisti, che forse ci derivano da troppa superficiale pratica dell'ermetismo e da poca reale conoscenza della poesia, possiamo sentire in questi versi l'espressione di un'immagine e di sentimenti particolarmente moderni.

mercoledì 1 giugno 2011

Linguaggio e lingua

Che cos'è il linguaggio? possiamo definirlo come l'insieme dei fenomeni della comunicazione che si manifestano non solo nel mondo umano, tant'è che si parla anche di linguaggio animale.
Per quanto riguarda l'uomo, il linguaggio non si limita all'espressione verbale, ma si compone anche di linguaggi non verbali:

venerdì 27 maggio 2011

A palazzo Rari Or - Aldo Palazzeschi

Da vetri oscurissimi
leggera una nebbia viola traspare:
finissima luce.
e s'odon le note morenti
dei balli più lenti.
Si vedon dai vetri
passare volanti
le tuniche bianche
di coppie danzanti.

Palazzeschi è uno dei poeti futuristi che più mi piacciono, considerato che non amo il futurismo. In questo breve componimento si sente forte l'eco di Pascoli, dal quale non si può prescindere quando si parla di onomatopee. "Finissimi" è chiaramente un aggettivo pascoliano (i "finissimi sistri d'argento" di "Chiù"), che Palazzeschi raddoppia nel suono di "oscurissimi"; così pure la "nebbia viola" ricorda la "nebbia di latte" della stessa lirica di Pascoli.Insomma, sembra proprio che l'autore avesse in mente quel componimento del grande Sanmaurese. Tuttavia, con le immagini e le parole di Pascoli, Palazzeschi gioca e le trasforma: dal buio iniziale, così marcato dall'aggettivo superlativo (che tanto piace ai futuristi) messo proprio in finale del primo verso, si arriva alle tuniche bianche dei danzatori, che volano e si intravvedono attraverso i vetri (non più oscurissimi?). Se prima i balli erano lenti su note morenti (un languore, questa volta, un po' dannunziano), alla fine diventano veloci e i ballerini sembrano volare. Forse potremmo immaginare questa lirica come la metafora del passaggio tra la poesia precedente (Pascoli, D'Annunzio) e la nuova poesia futurista, della leggerezza e della velocità. Leggere e veloci sono anche le onomatopee e le allitterazioni, fatte di "s" e di "v" e di un prevalere di "a" nella seconda parte.