I verbi irregolari sono quelli che non seguono, nella flessione, lo schema tipico della coniugazione a cui appartengono. L'irregolarità si può avere:
- nella radice: è il caso di "andare" (io vad-o)
- nelle desinenze: è il caso di "cadere" (caddi, invece di cadei)
- sia nella radice che nella desinenza: è il caso di "vivere" (vis-si, anziché viv-ei)
I verbi irregolari della prima declinazione (- are) sono solo quattro: andare, dare, fare, stare. Tra questi, fare in realtà appartiene più propriamente alla seconda declinazione, perché deriva dal latino "facere" ed assume varie forme tipiche della seconda (ad es. "facevo").
Il maggior numero di verbi irregolari si trova nella seconda declinazione (- ere), mentre non molti sono gli irregolari della terza.
In molti casi, i verbi irregolari sono tali al passato remoto. Ecco alcune curiosità:
- il verbo "dovere" al passato remoto presenta la forma "dovei" e anche "dovetti"
- il verbo "tacere" in alcune forme del passato remoto raddoppia la "c" in "cq": io tacqui, tu tacesti, egli tacque
- il passato remoto di "valere" è: io valsi, tu valesti, egli valse...
e non finisce qui...
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sabato 4 febbraio 2012
I verbi irregolari in italiano
mercoledì 8 giugno 2011
I segni e il codice
La semiologia si occupa dello studio dei segni.
Possiamo dire che il segno è un qualcosa che sta al posto di un altro qualcosa. Questo significa che i segni possono andare dal fumo che ci indica un incendio alla parola che definisce un oggetto.
Naturalmente vanno fatte delle distinzioni: non tutti i segni sono uguali o hanno lo stesso potenziale comunicativo.
la prima linea di demarcazione va posta tra segni naturali e segni artificiali, in quanto i secondi sono arbitrari, cioè dipendono da una convenzione: pensiamo alla gestualità umana, che comprende segni di significato differente per le diverse culture.
Possiamo dire che il segno è un qualcosa che sta al posto di un altro qualcosa. Questo significa che i segni possono andare dal fumo che ci indica un incendio alla parola che definisce un oggetto.
Naturalmente vanno fatte delle distinzioni: non tutti i segni sono uguali o hanno lo stesso potenziale comunicativo.
la prima linea di demarcazione va posta tra segni naturali e segni artificiali, in quanto i secondi sono arbitrari, cioè dipendono da una convenzione: pensiamo alla gestualità umana, che comprende segni di significato differente per le diverse culture.
mercoledì 1 giugno 2011
Linguaggio e lingua
Che cos'è il linguaggio? possiamo definirlo come l'insieme dei fenomeni della comunicazione che si manifestano non solo nel mondo umano, tant'è che si parla anche di linguaggio animale.
Per quanto riguarda l'uomo, il linguaggio non si limita all'espressione verbale, ma si compone anche di linguaggi non verbali:
Per quanto riguarda l'uomo, il linguaggio non si limita all'espressione verbale, ma si compone anche di linguaggi non verbali:
sabato 6 novembre 2010
Questioni di lingua: che cos'è una frase?
Può sembrare una domanda banale, ma la definizione di "frase" non è così scontata. Secondo una norma grafica, il punto è il confine della frase, che permette di individuare le frasi in un testo scritto. Nella lingua parlata, le cose vanno però diversamente: ci sono, è vero, le pause e l'intonazione, ma sono fattori variamente realizzabili da chi parla e variamente interpretati da chi ascolta. Se proviamo a dettare un testo a venti persone, senza indicare la punteggiatura, probabilmente non avremo due persone che metteranno i punti allo stesso modo. Per non parlare poi degli altri segni di interpunzione.
sabato 12 maggio 2007
Le figure retoriche
Inauguriamo il nostro blog didattico con un piccolo riassunto delle figure retoriche che abbiamo incontrato nello studio delle poesie, distinguendole in base alla categoria di appartenenza:
Ovidio è il terzo e l'ultimo Lucano (Dante)
c'è un nome proprio (Ovidio), poi un aggettivo che indica la posizione(terzo), poi un altro aggettivo che indica la posizione(ultimo) e di nuovo un nome proprio (Lucano).
E' chiaro? provate a fare qualche esempio di chiasmo.
- figure di suono (onomatopea, allitterazione)
- figure di significato (metafora, similitudine, personificazione, ossimoro)
- figure di costruzione della frase (anafora)
Ovidio è il terzo e l'ultimo Lucano (Dante)
c'è un nome proprio (Ovidio), poi un aggettivo che indica la posizione(terzo), poi un altro aggettivo che indica la posizione(ultimo) e di nuovo un nome proprio (Lucano).
E' chiaro? provate a fare qualche esempio di chiasmo.
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