La scuola italiana, forse è bene ricordarlo di tanto in
tanto, si prende cura da molto tempo dei suoi alunni con disabilità attraverso
scelte che sono ancora, per molti aspetti, uniche nel panorama internazionale. L’Italia
è uno dei pochi Paesi al mondo, se non l’unico, che attua l’integrazione di
tutti i bambini nella scuola, indipendentemente dalla gravità della disabilità.
venerdì 25 luglio 2014
sabato 19 luglio 2014
IL GRANDE EQUIVOCO DELLA CONTINUITÀ EDUCATIVA
La continuità educativa è una
locuzione che si sente citare spesso nei discorsi dei politici, dei genitori e di chi in generale intenda lamentarsi del
servizio scolastico, sottolineando il fatto che gli insegnanti e gli educatori
cambiano e non c’è garanzia di avere sempre le stesse persone al lavoro con i
bambini.
Giova forse, a questo proposito,
riportare la riflessione ai fondamentali, che, a volte per scarsa conoscenza
delle teorie pedagogiche e didattiche, altre volte capziosamente e per piegare
il dibattito ad altri fini, vengono trascurati e dimenticati.
sabato 12 luglio 2014
Come un gomitolo
E dopo mille
faticosi
incontri, con i
muscoli tesi
nello spasimo
di penetrare
l’umanità dell’altro,
anelo
nel silenzio
ad un riposo.
Mi faccio massaggiare dalla
quiete
In un angolo fuori dallo spazio,
dove appena si avvertono,
attutiti, i latrati
di un cane nella notte
e si frangono contro una
finestra,
come inutile ultimo richiamo.
sabato 4 gennaio 2014
mercoledì 7 agosto 2013
IL BRUCO E LA FARFALLA - ovvero: riflessioni su quella che un tempo si chiamava "preadolescenza"
Il tempo della scuola media è il tempo meraviglioso del
cambiamento, dell’imprevisto, della scoperta, della trasformazione. Se dovessi
descriverlo con un’immagine, lo paragonerei al bozzolo di una crisalide: prima,
c’era una piccolo bruchino, più o meno carino, più o meno fastidioso, ma con
una forma definita e precisa. È facile disegnare un bruchino: è un’immagine che
i genitori hanno ben in mente, che sanno ben descrivere. “Mio figlio è timido e
introverso”, “Mia figlia è tenace e studiosa”, “Mio figlio è un tenerone”…
Questo bruchino si approssima alla prima media e i genitori
lo presentano così, come lo conoscono bene: sanno ciò di cui ha bisogno e ciò
di cui deve fare a meno, conoscono alla perfezione le caratteristiche che dovrà
avere il suo insegnante ideale, temono gli altri insetti che si aggirano per le
aule (“tutti questi bulli”), dimenticando che anch’essi erano teneri bruchini
quando sono arrivati, si scandalizzano quando gli si fa notare che tante cose
cambieranno, che nascerà l’interesse per l’altro sesso (“Non mio figlio, è
ancora così bambinone”).
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